La geoingegneria propone soluzioni estreme per il clima. Ma ci sono rischi.

 LA GEOINGEGNERIA

propone di agire artificialmente sul clima per riportare in pochi anni la Terra alle temperature dei tempi della prima rivoluzione industriale ma gli interventi suggeriti sono pericolosi, gli effetti collaterali difficilmente prevedibili. Invece di fermare il riscaldamento globale nel modo tradizionale, ovvero ridurre le emissioni di anidride carbonica e gas serra (il cui costo stimato è di mille miliardi di dollari all’anno), la geoingegneria  studia soluzioni alternative. Fino a qualche anno fa queste  proposte sarebbero state considerate fantascienza, idee di qualche scienziato pazzo, eppure John Holdre, consigliere scientifico del presidente degli Stati Uniti Barak Obama, ha dichiarato, che l’amministrazione potrebbe prenderle in considerazione “se la situazione sarà abbastanza disperata”. Sul sito della NASA, la “Climate Time Machine“, ci mostra un possibile scenario climatico futuro causato dal surriscaldamento globale. Se ne parla anche tra i conservatori, da sempre contrari alle misure anti-emissione e favorevoli a soluzioni che non contrastino gli interessi delle compagnie petrolifere, ma anche nelle comunità scientifiche l’argomento non è più tabù. Una conferma arriva dall’oltre Manica. La Royal Society, il principale istituto scientifico della Gran Bretagna, ha pubblicato un intero studio sull’uso di queste tecnologie  per fermare i cambiamenti climatici. “Se l’umanità vuole evitare il peggio”, si legge, “deve essere pronta a usare i metodi geoingegneristici”.

MA VEDIAMO IN DETTAGLIO QUALI SONO LE PROPOSTE DI DISCUSSIONE

 

1-

La proposta più in voga è quella sostenuta dallo scienziato Paul Crutzen,  premio Nobel per la chimica nel 1995 per aver scoperto il buco nell’ozono. La tecnologia è piuttosto semplice e consiste nell’iniettare anidride solforosa a ventimila metri d’altezza tramite tubi collegati a terra, al fine di creare una cappa di zolfo che ci protegga dal calore del Sole. Al tramonto il cielo si colorerebbe di un rosso acceso.E’ noto che il processo funziona perchè sia nel 1815 con l’eruzione del vulcano Tabora (Indonesia) che nel 1991 con l’eruzione del vulcano Pinatubo (Filippine), in seguito all’emissione di ingenti quantità di anidride solforosa, si registrarono temperature globali più basse per diversi anni.I costi stimati di 1 miliardo di dollari sarebbero relativamente bassi e in pochi anni la temperatura tornerebbe a livelli normali, a condizione che il pompaggio non si fermi. Se ciò dovesse accadere non si conoscono gli effetti: potrebbe accadere che si scatenino piogge acide, comincerebbe a piovere zolfo e le conseguenze sarebbero gravissime.

2-

 

L’ingegnere Stephen Salter invece ha progettato delle navi genera-nuvole in grado di spruzzare verso il cielo l’acqua degli oceani. Lo scopo è di aumentare il livello di umidità delle nubi così da renderle più spesse e bianche, in modo da  riflettere meglio i raggi solari. Lo scienziato prevede una flotta di 1500 navi con un costo di 600 milioni di dollari per le prime 300, e di altri 100 milioni all’anno.

3-

David Keith, dell’università di Calgary, sta studiando la fattibilità di costruire delle enormi torri  di aspirazione d’aria dotate di griglie rivestite di una soluzione chimica in grado di intrappolare l’anidride carbonica. Questo a patto di trovare un procedimento chimico non eccessivamente dispendioso per lavare via l’anidride carbonica dalle griglie e di individuare un adeguato stoccaggio. Un ipotesi potrebbe essere di iniettarla nei giacimenti petroliferi ormai esauriti.

4-

L’astronomo Roger Angel, dell’università dell’Arizona, suggerisce invece di oscurare il sole sparando nello spazio migliaia di dischi di ceramica e creando un gigantesco scudo parasole in grado di disperdere e bloccare i raggi solari. L’idea di Angel costerebbe migliaia di miliardi di dollari perchè le tecnologie necessarie sono attualmente inesistenti. L’effetto sarebbe quello di ricreare una sorta di eclissi permanente sulla Terra, ma oscurare il Sole non serve a fermare l’accumulo dei gas serra.

5-

Tim Kruger propone di riversare calce negli oceani in modo tale che reagisca chimicamente con il biossido di carbonio presente nell’acqua, convertendolo in ioni di bicarbonato. Il suo progetto di geoingegneria “Ccquestrate” è stato presentato alla recente conferenza sui cambiamenti climatici che si è tenuta a Manchester. A livello teorico, l’acidità dell’acqua dovrebbe diminuire, consentendo agli oceani di prendersi carico di quantitativi maggiori di anidride carbonica, aiutando così a contrastare il surriscaldamento globale. Tuttavia questa tecnica richiede che vengano riversati nei mari quantità enormi di calce, pari a dieci kilometri cubi e, allo stato attuale, questa pratica è illegale. Inoltre il processo di trasformazione delle pietre calcaree in calce necessita di notevoli quantità di energia, comportando ulteriori emissioni di anidride carbonica.

6-

L’oceanografo John Martin negli anni ’80 ipotizzò invece che in passato gigantesche concentrazioni di plancton avessero raffreddato l’atmosfera assorbendo l’anidride carbonica e il plancton cresce negli oceani solo in presenza di una sufficiente quantità di ferro. La Climos, un’azienda di San Francisco, sta appunto cercando di riprodurre questo fenomeno. Tuttavia quando le alghe morte si degradano possono produrre metano, un gas serra venti volte più potente dell’anidride carbonica.

7

Infine in letteratura troviamo anche che il fisico  Freeman Dyson nel 1977 propose di modificare geneticamente le piante in modo da creare foreste in grado di assorbire più efficacemente l’anidride carbonica per racchiuderla in robuste radici.

APPARE EVIDENTE

 

che i rischi connessi alla geoingegneria  sono tali da essere più pericolosi del male stesso da curare. Alcune proposte sembrano facili da realizzare, ma avrebbero  risultati terribili in caso di fallimento e non è certo che si riescano a riprodurre omogeneamente gli effetti benefici in tutte le zone del pianeta. Se una generazione futura dovesse accorgersi di effetti collaterali catastrofici di un programma di geoingegneria, difficilmente riuscirebbe a bloccarli. Un altro aspetto preoccupante è che si potrebbe spostare il dibattitto dalle cause del riscaldamento globale a queste “facili” soluzioni dalle pretese deterministiche .Continuiamo pure a studiare le soluzioni geoingegneristiche perchè dobbiamo prendere in considerazione l’idea che potrebbero servirci, ma l’obiettivo e gli investimenti devono rimanere concentrati nell’efficienza energetica e nelle tecnologie per lo sviluppo sostenibile.

 

fonte : http://marconos.wordpress.com

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