Cina: misteriosa ed imponente struttura nel mezzo del deserto! +video

CINA

Una misteriosa e imponente struttura,rilevata da Google Maps   ,nel mezzo del deserto cinese sta facendo impazzire gli utenti della rete.La struttura si presenta con delle enormi griglie metalliche di colore bianco rese ben visibili dall’alto,si tratta di esperimenti militari?Si trova nel deserto Kumtag,nel nordovest del paese,l’area misura circa 1 kilometro di larghezza e lunga un kilometro e sei e’ facilmente individuabile da Google Earth. Secondo alcuni esperti militari si tratterebbe di una sorta di bersaglio miliare o spaziale dove verrebero effettuati esperimenti segreti.

fonte : http://newapocalypse.altervista.org

Redatto da Pjmanc:  http://ilfattaccio.org

I cicloni nel Mar arabico sono causati dall’inquinamento dell’Asia del sud

 DAGLI ANNI 90

è cresciuta sei volte la “nube marrone” che copre India, Pakistan e la gran parte dell’Oceano indiano settentrionale. Ne era già stata evidenziata l’influenza sui monsoni e la diminuzione dei ghiacciai dell’Himalaya. Una ricerca la evidenzia come causa delle tempeste che negli ultimi anni si sono intensificate e che provocano gravi perdite di vite umane e miliardi di dollari di danni.Londra (AsiaNews/Agenzie) – L’inquinamento dell’Asia del sud sta aiutando il formarsi di mostruosi cicloni sul Mare arabico, costati centinaia di morti e miliardi di dollari di danni. Lo evidenzia una ricerca pubblicata da Nature sulla caligine, chiamata “nuvola marrone asiatica” che copre India, Pakistan e la gran parte dell’Oceano indiano settentrionale.

 

SPESSA OLTRE TRE CHILOMETRI

la nube contiene particelle brunastre di fuliggine di carbone e solfati prodotti da fabbriche, gas di scarico e biomasse scarsamente bruciate. Precedenti ricerche ne avevano mostrate l’influenza nel cambiamento dei monsoni e nella diminuzione dei ghiacciai nell’Himalaya.Ora, un gruppo di scienziati guidati da Amato Evan, della University of Virginia, ha studiato i modelli dei cicloni del Mare arabico dal 1979 al 2010. Ne è risultato che storicamente si avevano due o tre cicloni all’anno e che erano di debole forza, anche se in mare erano in grado di creare violente tempeste.I pochi cicloni erano legati alla stagione dei monsoni, che precedevano o seguivano: di solito uno in maggio-giugno e due o più tra agosto e dicembre. Ma all’incirca negli ultimi dieci anni il modello è cambiato, con la comparsa di tempeste nelle settimane immediatamente precedenti la stagione dei monsoni. Esse comprendono un ciclone che nel giugno 1998 ha provocato la morte di circa tremila persone nello Stato indiano del Gujarat.

 

A GIUGNO 2007

Il ciclone Gonu, di livello cinque, ha ucciso 49 persone in Oman (nella foto) e Iran e causato danni per quattro miliardi di dollari. A giugno del 2010, 26 persone sono morte in Pakistan e Oman, a causa del ciclone Phet, di livello quattro. a ricerca presentata ora afferma che dagli anni ’90 la “nube marrone” di particolati è cresciuta di sei volte in volume. Il suo colore scuro assorbe la luce solare, rendendola una fonte di calore e provocando un raffreddamento dell’oceano sottostante, il che a sua volta crea una circolazione di venti e una corrente ascensionale dal mare all’atmosfera. I cicloni nascono così e date le relativamente piccole dimensioni del Mare arabico – a confronto, ad esempio, con l’Oceano Atlantico – più della metà arriva a toccare terra. E anche quando sono deboli, possono provocare gravi distruzioni e perdite di vite.

 

Fonte: asianews.it

 

 

IL MONOLITO SU PHOBOS

 

DELL’ESISTENZA DI QUESTA ECCEZIONALE ANOMALIA

in realtà si sapeva da anni, solo che come spesso accade il grande pubblico viene a conoscenza di queste cose solo se un personaggio pubblico famoso le porta alla ribalta, come in questo caso grazie a Buzz Aldrin. Effettivamente su Phobos la principale delle due lune marziane, esiste un’imponente struttura a “colonna”, probabilmente a pianta “squadrata” , che ha davvero ben poco di simile in natura nel Sistema Solare. E’ davvero sorprendente trovare un oggetto simile dove non dovrebbe esistere la civilità, ed è davvero improbabile che il caso lo abbia costruito proprio lì, soprattutto considerando le caratteristiche fisiche polverose del piccolo sasso cosmico orbitante intorno a Marte. C’è chi sostiene che sulla Terra ci siano simili conformazioni naturali, ad esempio in Australia, ma a questi andrebbe spiegato che i fenomeni fisici che portano a codesti risultati qui da noi, in teoria è piuttosto improbabile si siano verificati su Phobos, e se bisogna per forza adottare razionalmente una sconosciuta spiegazione naturale per tale anomalia, infondo è pure piuttosto lecito chiedersi se ne possa esistere davvero una. Le stranezze di questa regione del cosmo sono innumerevoli, soprattutto su Marte ci sono cose che sfidano davvero il buon senso dei più scettici, tanto che per approfondire adeguatamente basterebbe a malapena un sito specializzato. Concentrandosi solo su Phobos dunque la più sensazionale curiosità che si ricordi accadde nel 1988, quando l’URSS lanciò due sonde chiamate appunto Phobos1 e Phobos2 per lo studio del pianeta rosso e delle sue lune. La missione non fu un gran successo perchè entrambe le apparecchiature ad un certo punto smisero di funzionare: Phobos1 appena giunse nelle vicinanze della sua zona operativa, secondo i russi, per un errore umano e per una fatalità tecnologica di progettazione.

PHOBOS 2

 

invece giunta quasi al termine della sua missione, nel momento in cui avrebbe dovuto avvicinarsi a circa 50 metri dal suolo dell’omonimo satellite, per organizzare l’esplorazione vera e propria con un lander ed una piattaforma, smise di inviare il segnale, e terminò la sua attività. La cosa interessante, che fece scalpore soprattutto tra gli appassionati di Ufo, è che qualche anno dopo pubblicarono l’ultima foto inviata da Phobos 2 prima di spegnersi, nella quale compariva chiaramente una sorta di oggetto sigariforme lungo 21 km circa nelle prossimità del satellite. Di quella foto si parlò molto, e per alcuni l’ufo che vi compare è in qualche modo coinvolto nel malfunzionamento delle due sonde. Ovviamente esiste anche una versione ufficiale discordante, ovvero che la linea bianca nella foto altro non è che l’ombra del satellite sulla superficie di Marte, ripresa in movimento con un sistema di cattura termico o “far-infrared”. Nessuno può dire cosa sia di sicuro quella sagoma bianca, ne si può sapere con certezza cosa sia il monolite su Phobos: fatto sta che più ci avviciniamo e osserviamo meglio i corpi celesti attorno a noi e più scopriamo cose che non dovrebbero esserci, che ci sorprendono, che comunque non riusciamo a spiegare. Per adesso sembra non esserci nulla che provi per certo l’esistenza di altre forme di vita nell’universo, ma grazie anche a queste cose il dubbio è sempre più legittimo.

fonte : http://insolitanotizia.blogspot.com

 

 

E’ a 120 chilometri da Trieste. La nube radioattiva in Europa viene da Krsko?

 CHE SIA LA CENTRALE NUCLEARE

di Krsko, in Slovenia, a 120 chilometri da Trieste? Ho provato a ricorrere al fai-da-te, visto che mancano informazioni decentemente complete sulla debole nuvoletta radioattiva nei cieli d’Europa.Si sono individuate nell’aria piccole quantità di Iodio 131 (è segno di incidente nucleare), ma la loro origine è ignota.Da qualche parte devono pur venire, no? E allora ho interrogato il database Erdep (European Radiological Data Exchange Platform), che fa capo alla Commissione Europea e nel quale confluiscono i dati sulla radioattività provenienti da 4200 stazioni di rilevamento.Il risultato sembra indicare appunto Krsko (ho scritto: sembra indicare), un pezzo di antiquariato nucleare dal momento che la centrale è entrata in funzione nel 1981, esattamente trent’anni fa.Nel 2008 problemi all’impianto di raffreddamento avevano fatto scattare un allarme internazionale, poi rientrato senza conseguenze. Attorno a Krsko l’Erdep segnala infatti Iodio 131 e anche Cesio 137. Però attenzione.Per interrogare il database Erdep bisogna prima prendere atto che, in sostanza, vi sono riportati dati non attendibili: la maggior parte delle misurazioni non sono validate e difetti negli strumenti, nelle apparecchiature elettroniche o nel software possono restituire valori errati.A cosa servirà mai un database inattendibile? Comunque, è l’unico strumento.Bisogna anche prendere atto che le mappe ricavate dal database sono soggette a copyright e non possono essere ripubblicata. Quindi qui non potete vedere la mappa dello Iodio 131: in fondo comunque c’è il link per costruirla.Fermo restando che i dati Erdep possono essere totalmente farlocchi, se si chiede di mostrare dove è stato individuato lo Iodio 131 compaiono dei piccoli pallini blu in prossimità di Krsko: per la precisione al confine fra Slovenia e Croazia e al confine fra Croazia e Ungheria; un altro pallino piccolissimo compare molto più a Nord, sulla Svezia meridionale.Questi pallini corrispondono ad una radioattività molto debole: meno di 100 nSv/h. Compaiono a partire dal primo novembre, e permangono tuttora. Si hanno risultati analoghi se si interroga la mappa a proposito del Cesio 137.Invece, secondo fonti giornalistiche, è stato individuato. Inoltre sul sito della centrale nucleare di Krsko non compare alcun avviso di incidente, malfunzionamento o simili.

 

fonte : http://blogeko.iljournal.it

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