Allarme dell’Onu sul clima -I disastri aumenteranno-

  CINQUE TERRE , GENOVA , NAPOLI.

Eccola qui, concentrata in pochi giorni, l’anticipazione del clima che verrà. La rabbia del vento che spazza via tutto, i muri d’acqua che si trasformano in bombe idriche, le tempeste di lampi che riempiono il cielo: fenomeni che chiamiamo estremi perché fino a ieri rappresentavano il limite dell’orizzonte conosciuto, oggi si ripetono con frequenza devastante. Domani potrebbero diventare routine.L’allarme viene dal quinto rapporto sul cambiamento climatico che l’Ipcc, il panel di oltre 2 mila scienziati messo in piedi dalle Nazioni Unite, sta mettendo a punto. A Kampala, in Uganda, dal 14 al 19 novembre si riuniranno gli esperti di eventi estremi e dalla loro analisi (Special report on managing the risk of estreme events and disasters) emerge un quadro drammatico del caos climatico prodotto dall’uso di carbone e petrolio e dalla deforestazione: è “praticamente certo”, dicono gli esperti, che aumenteranno le ondate di gelo e di calore estremo, le inondazioni, i cicloni tropicali ed extratropicali. E a pagare lo scotto maggiore saranno i tropici e l’artico, ma anche le aree temperate più vicine alla fascia in forte riscaldamento.

 

MUNICH RE

 

Uno dei colossi di un settore assicurativo sempre più allarmato, ha fatto i conti del 2010: ci sono stati 950 disastri, legati per il 90 per cento a fattori meteo, che hanno prodotto danni per 130 miliardi di dollari”, racconta Mariagrazia Midulla, responsabile clima del Wwf. “Dal 1990 il prezzo pagato al cambiamento climatico continua a crescere. È ora che a Durban, dove tra un mese si incontreranno i governi di tutto il mondo per stabilire una strategia sulla difesa del clima, si decida uno stop rapido alle emissioni serra”.

 

ANCHE I NUMERI DEI CLIMATOLOGI

 

sottolineano come il 2010 sia stato un anno che ha accelerato il trend di crescita dei disastri climatici: le temperature globali hanno segnato un nuovo record, ondate di incendi hanno messo in ginocchio la Russia, alluvioni record hanno ucciso 2 mila persone in Pakistan e sconvolto l’India, una tempesta di polvere ha soffocato Pechino e ha colpito 250 milioni di persone. Non basta. Quest’anno Bangkok è finita sott’acqua, la siccità e la carestia devastano il Corno d’Africa, l’uragano Irene ha seguito una rotta impazzita arrivando a far tremare New York.

 

SECONDO L’IPCC

 

l’aumento dell’energia in gioco in atmosfera prodotto dalla crescita delle emissioni serra aggraverà tutti questi problemi. In assenza di un alt ai combustibili fossili e alla deforestazione, le ondate di calore che nel 2003 hanno fatto 70 mila morti aggiuntivi in Europa diventeranno più frequenti; entro il 2050 i massimi di temperatura saranno di almeno 3 gradi superiori ai massimi di temperatura del secolo scorso ed entro il 2010 di 5 gradi superiori; le aree aride e semiaride in Africa si espanderanno almeno del 5-8 per cento; si perderà fino all’80 per cento della foresta pluviale amazzonica; la taiga cinese, la tundra siberiana e la tundra canadese saranno seriamente colpite; il Polo Nord diventerà presto navigabile d’estate; la popolazione mondiale sottoposta a un crescente stress idrico passerà dal miliardo attuale a 3 miliardi.”Lo scenario devastante indicato dall’Ipcc può ancora essere evitato se si puntano con decisione sulle energie rinnovabili e sull’efficienza energetica”, precisa Vincenzo Ferrara, il climatologo dell’Enea. “È un passaggio complesso ma si può avviare subito a costo zero: basterebbe chiudere il rubinetto degli incentivi che, a livello globale, finanziano con circa 400 miliardi di dollari l’anno i combustibili fossili che minano la stabilità climatica e usare questi fondi per rilanciare le energie pulite”.”Non abbiamo scelta: il fatto che in pianura padana le piogge siano complessivamente diminuite mentre le alluvioni aumentano mostra in modo inequivocabile che il clima italiano si è tropicalizzato”, aggiunge Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace. “Non possiamo limitarci a contare le vittime del caos climatico senza reagire”.

 

fonte : http://www.repubblica.it/

 

 

 

4 Comments

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