PER INIZIARE LA NUOVA SETTIMANA
Vi propongo questa bella immagine di una delle calotte marziane.Ovviamente è ricoperta da uno strato di ghiaccio secco (non d’acqua), formato cioè da biossido di carbonio (CO2).Durante l’inverno marziano la temperatura sul pianeta è abbastanza bassa da permettere al biossido di carbonio di solidificare ma, all’aumentare delle temperature, esso sublima passando quindi direttamente dallo stato solido a quello gassoso.Nel Polo Sud marziano, a cui questa foto si riferisce, la temperatura si mantiene abbastanza bassa da permettere alla CO2 di rimanere perennemente nello stato solido, questa lastra infatti è spessa alcuni metri.In questa immagine sono visibili diverse cavità (quelle al centro hanno un diametro di circa 60 metri), le cui pareti hanno un colore diverso dal fondo, probabilmente dovuto alla mescolanza tra polvere e ghiaccio. Qui durante l’inverno pieno anch’esse sono ricoperte da un sottile strato di brina bianca che, ai primi calori, scompare lasciando a nudo il vero colore delle pareti stesse.L’immagine è stata ripresa dalla sonda MRO (Mars Reconnaissance Orbiter) attualmente in orbita marziana.
LA DOTTORESSA ELLIE ARROWAY
ha passato gli ultimi anni alla ricerca di vita extraterrestre nel cosmo, scandagliando lo spazio tramite radio telescopi del progetto SETI. Sempre a caccia di nuovi finanziamenti si imbatte in Hadden, un ricco magnate che le fornisce i fondi necessari per proseguire le ricerche.Tempo dopo un messaggio misterioso dalle stelle si rivela all’umanità: dapprima appare come un filmato di un discorso di Hitler risalente alla Germania nazista, tratto da una delle prime trasmissioni televisive; in seguito, combinando il fotogramma che compone questo segnale, appare una mappa per la costruzione di una macchina per il trasporto interstellare…
Link Film : http://www.megavideo.com/?v=HV47G83M
- Robe dell’altro mondo. In un allevamento di pulcini di Vietri, in provincia di Potenza, è nato un pulcino con una particolarità piuttosto strana: ha quattro zampe. L’animale, dove nato in breve tempo una vera e propria attrazione non chè oggetto di studio per alcuni ricercatori lucani, al momento sta bene, anche se c’è molta curiosità per capire quali siano stati le cause che hanno portato a questa malformazione. Ovviamente, ma è tutto ancora da dimostrare, il pulcino potrebbe esser nato con quattro zampe a causa di disfunzioni ormonali o radioattività o ancora alterazioni cromosomiche. Per capire davvero di chi è la colpa non rimane che aspettare le analisi e sperare che intanto non si verifichino altri casi.”
fonte: Federfauna.org
SCOPERTE GRAZIE
alle osservazioni nell’infrarosso del telescopio Gemini 13 nuove bande di assorbimento nella luce emessa da stelle che si trovano nelle regioni centrali della Via Lattea. Ancora incognita la natura degli elementi o dei composti che le hanno prodotte, ma per il team che ha condotto lo studio potrebbero essere amminoacidi, i ‘mattoni’ della vita.
LA LUCE DELLE STELLE TRASPORTA
con sé una serie di informazioni importantissime che gli astrofisici hanno imparato a decifrare grazie alla spettroscopia. Scomponendo la radiazione si possono indagare le caratteristiche dell’oggetto celeste che l’ha prodotta, come ad esempio la sua temperatura o la composizione chimica. Ma nel suo viaggio fino a noi, la luce delle stelle può incontrare gas e materia, interagendo con essi ed evidenziando nel suo spettro i ‘segni’ di questi incontri. Così, analizzando con il telescopio Gemini la luce proveniente dalle stelle presenti nel centro della nostra Galassia, la Via Lattea, un gruppo di ricercatori ha individuato nei loro spettri 13 nuove bande di assorbimento (Diffuse Interstellar Bands, DIB). Queste bande sono state individuate nell’infrarosso e sono quelle ad oggi con la maggiore lunghezza d’onda nota.Ben 500 sono infatti ad oggi le DIB già note e le prime sono state scoperte 90 anni fa. Ma cosa produce queste particolari tracce sugli spettri delle stelle? “Nessuna delle bande interstellari diffuse è stata finora identificata con sicurezza con un elemento o una molecola specifica” dice Thomas Geballe, dell’Osservatorio Gemini, primo autore dell’articolo sulla scoperta pubblicato online sul sito della rivista Nature “Questa è oggi una delle più grandi sfide nel nostro lavoro”. Una sfida che, almeno per ora, gli astrofisici dovranno cercare di vincere solo con le proprie forze. Ad oggi infatti, nessuno è stato in grado di riprodurre in laboratorio le DIB a causa della difficoltà di simulare le temperature e pressioni del gas nello spazio interstellare e nelle molteplici combinazioni della sua composizione chimica.Tuttavia qualche idea, anche ragionevolmente attendibile, i ricercatori del team ce l’hanno. Ed è estremamente affascinante. “Le più recenti teorie ipotizzano che queste DIB potrebbero essere prodotte sia da catene molecolari di carbonio e idrogeno oppure da complesse catene di amminoacidi, ma non vi è ancora la certezza di ciò” dice Paco Najarro del Dipartimento di Astrofisica presso il centro di Astrobiologia di Madrid, che ha collaborato alla scoperta. Se questa teoria venisse confermata, da simili nubi interstellari ricche di amminoacidi potrebbero essere letteralmente ‘piovuti’ sui pianeti che popolano la zona centrale della nostra Galassia i ‘semi’ primordiali portatori della vita.
fonte : http://www.altrogiornale.org
di Marco Galliani