UN FETO ALIENO NELLA VALLE DELLE REGINE

 Nel corso d’una campagna di scavi a Tebe Ovest, condotta tra il 1903 ed il 1906, gli archeologi italiani Ernesto Schiaparelli e Francesco Ballerini trovarono, in un vallone nei pressi della Valle delle Regine, la mummia d’un misterioso feto, accuratamente conservata in una piccola cassa di legno.Schiaparelli e Ballerini decisero di non spedirla a Torino, insieme a tutti gli altri reperti, né di citarla nei loro rapporti di scavo. Oggi, incredibilmente, questa piccola mummia si trova custodita in una teca di cristallo all’interno d’una tomba della Valle delle Regine.

 

L’ESTREMA DIMORA DEI NOBILI

Nella parte più bassa a sud della Valle delle Regine si apre uno uadi laterale, che degrada dolcemente verso quell’ampia pianura, sulla sponda tebana ad occidente del Nilo, i cui campi sono coltivati ancora oggi dai contadini egiziani. Questo uadi è stato chiamato “Vallone del principe Ahmes” dopo che, agli inizi del novecento, vi era stata scoperta una tomba durante gli scavi archeologici d’una missione del Museo Egizio di Torino, guidata dallo stesso direttore Ernesto Schiaparelli.In verità Schiaparelli esaminò il vallone in maniera sommaria ed alquanto sbrigativa ma, ciò nonostante, diede ordine di scavare nei punti giusti, individuando al volo le due sepolture più importanti: due tombe a “pozzo” tradizionali con un corridoio che portava ad una cripta. La principale di queste tombe (QV 88) conteneva l’arredo funebre che era appartenuto ad un principe di nome Ahmes, da cui il nome alla valle. Successive missioni, effettuate da altri team europei nel corso degli anni ’80, hanno riportato alla luce un’altra tomba a “pozzo” (QV 98) e diverse altre sepolture, tutte risalenti alla XVIII dinastia.

 

  Alla sua epoca, Schiaparelli svolse un lavoro sistematico, invece, nella Valle delle Regine dove, forse anche per il fatto d’essere stato il primo archeologo ad entrarvi per effettuare una campagna di scavo, realizzò ritrovamenti di grande importanza per tutta la storia dell’archeologia egizia. Sono sue, infatti, non solo le scoperte di tombe come quelle dei figli di Ramses III (XX dinastia), Seth-her-khepeshef (QV 43), Kha-em-uaset (QV 44), e Amon-her-khepeshef(QV 55), ma è sua soprattutto la scoperta della più celebre di tutte le tombe: quella della grande sposa reale, e moglie principale di Ramses II, Nefertari (QV 66). Non c’è dubbio, Schiaparelli aveva un fiuto da… rabdomante nel trovare le tombe migliori.Il nome dunque di Valle delle Regine, assegnato da Champollion, non corrisponde alla realtà ed al tipo d’uso funerario che, nel corso dei secoli, gli egiziani avevano fatto di questa valle. Le prime sepolture infatti, realizzate intorno al 1500 a.C., riguardavano personaggi che vivevano a corte, ed anche prìncipi e principesse della famiglia reale. Poi, nel corso della XIX dinastia, a partire da Ramses II, subentrò la consuetudine d’usare la valle esclusivamente come luogo di sepoltura delle “spose reali”. Infine, sotto il regno di Ramses III, fu ristabilito l’antico impiego funerario per i figli del re. Sarebbe dunque più corretto restituire a questo uadi il nome che gli avevano dato gli antichi egizi, e cioè:

 

“ta set neferu”, anche se i traduttori non hanno ancora trovato un accordo definitivo su come tradurre questa frase. Alcuni traducono infatti come “il luogo della bellezza”, mentre altri come “il luogo dei figli del re”. Considerando che in questa frase le tre trachee di bue, “neferu” (cfr. Faulkner, CD, p. 132: “nfrw”, end) sono seguite dal geroglifico “sheps” (= nobile, alto dignitario di corte), seguito a sua volta dall’indicazione del plurale, a me parrebbe per queste ragioni più letterale, ed anche più conforme a ciò che gli antichi egizi, logicamente, volevano dire, tradurre: “la dimora finale (ultima, estrema) dei nobili”.
D’altro canto non si poteva scegliere luogo migliore da destinare a questo scopo, anzi, sembrava che la Natura stessa avesse disposto le cose in modo tale che gli antichi Egizi decidessero proprio per un uso funerario di quella valle, da destinare alle persone nobili, cioè meritevoli di ritornare a vivere sulla Terra.
In quella valle infatti, proseguendo oltre la tomba di Amon-her-khepeshef e, camminando ancora, oltre la diga antica, c’è un viottolo tra le rupi gialle che porta ad una grotta dalle insolite caratteristiche. La forma del suo ingresso ricordava agli antichi egizi l’utero d’una vacca, e quindi della dea Hator ma, come se ciò non bastasse, dal suo interno sgorgava anche una cascata d’acqua, cioè il simbolo della rinascita per chiunque fosse stato sepolto in quel luogo. Come resistere dunque ad un così esplicito messaggio degli dei creatori del mondo?
Il Vallone del principe Ahmes, in quanto annesso naturale della Valle delle Regine, analogamente ad altri uadi laterali come la Valle dei Tre Pozzi e la Valle della Corda, doveva essere compreso anch’esso in quest’ordine cosmico disposto dagli dei. Infatti tutte le persone sepolte in questi uadi erano nobili, o prìncipi di casa reale.
Questa considerazione, circa la sacralità del luogo e la garanzia di rinascita per chi vi era sepolto, è di estrema importanza per il prosieguo di quest’indagine e l’accertamento della più incredibile di tutte le verità.

fonte : http://www.edicolaweb.net

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