Dalle manipolazione genetiche all’invasione dell’uomo

Chi è Dolly? Una pecora. Chi è Galileo? Un toro. Il più grande intervento invasivo su un essere vivente, paradossalmente, fornisce un nome: e quindi riconosce una soggettività a degli animali non solo considerati – da sempre – macchine, ma ora anche macchine per produzioni davvero sofisticate e pericolose.Le manipolazioni genetiche che consentono oggi di costruire in laboratorio nuovi organismi vegetali e animali, mescolando l’informazione genetica di specie diverse, anche appartenenti a regni diversi (ad esempio piante con animali, animali con batteri) sono anche la nuova frontiere della battaglia antivivisezionista. La nostra battaglia è quella che rifiuta l’uso degli animali e l’abuso dell’uomo nella sperimentazione, condannando la vivisezione come un errore metodologico e scientifico oltre che etico. 
   Una grande diffusione hanno oggi le modifiche genetiche operate negli animali da laboratorio che si tenta di «umanizzare» introducendo in essi geni umani. Queste modifiche rappresentano però una palese ammissione di fallimento della sperimentazione classica sugli animali, ovvero del principio per il quale il modello animale è utile per aver informazioni a tutela della salute dell’uomo. Ma allo stesso tempo queste sperimentazioni mostrano l’ostinazione con la quale la scienza ufficiale insiste nel percorrere una strada sbagliata. Nessuno ci ha ancora mai saputo dire: quanti geni umani è lecito introdurre in un animale per accrescere la sua «somiglianza» con l’uomo: uno, dieci, mille od un milione?
A cosa serve parlare di xenotrapianti, quando si sa che con uno solo di questi trapianti il passaggio di virus dall’animale all’uomo potrebbe scatenare un’epidemia incontrollabile come l’AIDS; quando si sa che le cellule dell’organo trapiantato, migrando in tutto l’organismo umano, trasformano il paziente in una «chimera umana»; quando si ammette che loxenotrapianto può ala massimo rappresentare una soluzione ultraprovvisoria in attesa di un organo umano? Quando si sa che il vero motivo è la creazione di un mercato – questo davvero globale – per farmaci immunosoppressivi? Ma nonostante la moratoria dell’applicazione degli xenotrapianti decisa dal comitato europeo di bioetica, e ripresa con il solito ritardo dal nostro comitato nazionale di bioetica in Italia, gli esperimenti di questo tipo non solo non sono stati fermati ma anzi sono stati autorizzati proprio nei mesi scorsi: è per questo, per esempio, che si sta dando il via alla sperimentazione di xenotrapianti maiale-babbuino presso l’Istituto zooprofilattico sperimentale – un organo pubblico controllato dal Ministero della Sanità – a Legnaro in Provincia di Padova, con un consorzio pubblico-privato finanziato dalla Confindustria del Veneto. E non si è bloccata la produzione di maiali modificati geneticamente presso centri del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, abbiamo presso alcuni istituti sperimentali per la zootecnia (ad esempio quello in provincia di Modena, a San Felice sul Panaro), una «strana» produzione di maiali modificati geneticamente non finanziata dai ministeri competenti ( Sanità o Università Ricerca Scientifica e Tecnologia) ma dal Ministero delle Politiche Agricole.
  Abbiamo il Ministero della Sanità, che, di fronte alla normativa che «regola» l’utilizzo degli animali nella sperimentazione ha deciso che gli animali modificati geneticamente praticamente non esistono. O meglio, gli animali modificati geneticamente rappresentano un nuovo tipo di animale a cui non è applicabile la normativa sulla sperimentazione sugli animaliIl gigantismo somatico indotto negli animali d’allevamento aumenta ed aumenterà a dismisura problemi e malessere degli individui negli allevamenti, che quanto più pesanti saranno tanto più soffriranno. Gia oggi, senza grandi modificazioni genetiche, i polli «da carne» arrivano agli ultimi giorni dei cinquanta circa a loro disposizione con arti deformati ed articolazioni compresse dal troppo peso; già oggi le vacche «da latte riescono a muoversi con difficoltà ma l’ormone somatotropo bovino, dannoso per la loro salute, viene vietato nei Paesi UE solo per ragioni economiche; si tratta di un ormone sintetico (il BST) prodotto a partire da manipolazione genetiche e somministrato alle mucche da latte per aumentare, anche fino a tre volte, la produzione, ma con dolorose malattie inflitte agli animali (curate con antibiotici, nota della redazione) e rischi per la salute dei consumatori.
Di Gianluca Felicetti, responsabile biotecnologie LAV

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